FUORI REPERTORIO

CESSIONE
ideazione e coreografia Paola Bianchi
in scena Valentina Buldrini, Paola Bianchi
disegno luci Paolo Pollo Rodighiero















Io sono davvero il più grande di tutti perchè posso prendere trecentomila lire per sera e anche mezzo milione e mandare un altro a cantare al posto mio. Tanto chi conosce Piero Ciampi?                                    Piero Ciampi _ giugno 1976 Roma

una figura
agisce in uno spazio VUOTO, NERO
un’altra figura
non agisce
il suo è uno spazio ROSSO
la prima figura percorre gesti eseguiti in tempi lontani
gesti morti, persi nel buio delle sale. gesti che vanno riletti
l’altra figura è seduta
mostra la schiena
una latrina, un cesso
il tempo della prima figura è un tempo sospeso tra il passato e il presente 
è il tempo della memoria, il ricordo interpretato, tramandato e mai reale
un tempo che non si colloca
il luogo dell’altra figura è il luogo dello scarto, solitario e intimo, il luogo del pensiero muto
uno spazio chiuso, definito
la prima figura tenta di far rivivere l’immagine
l’altra figura celebra il senso dell’immagine morta
la prima figura compie un percorso. attraversa anni e gesti
l’altra sta, aspetta
non percorre
a volte accenna



PER FIGURA SOLA
ideazione e coreografia Paola Bianchi
con Valentina Buldrini
musiche originali Fabio Barovero
disegno luci Paolo Pollo Rodighiero
comunicazione e organizzazione Francesca Divano
produzione Agar
in coproduzione con Marco Bianchi, Campo Campi, Luciano Nicolini, Benito Bianchi, Piero Bona,
Giancarlo Giorgi, Riccardo Nicchi, Zutart, Città di Ebla, Laura Gobbi, Bruno Monaco, KosmosTheater, Ivan Fantini
con il sostegno di Santarcangelo Festival 2008 e Teatro Petrella di Longiano















spazio vuoto
sul pavimento un tracciato, segni a delimitare lo spazio d’azione, a indicare la direzione.
un foglio di appunti tracciati sul palco.
un percorso obbligato, deciso a priori.
sulla scena una figura sola.
per lei ho costruito lo spettacolo.
per quella figura solitaria e disorientata che entra e esce dalla scena pur restando sulla scena.
il suo stare lì davanti a noi diventa a tratti esposto, a tratti inposto (un es e un in che si alternano come l’atto più naturale che compiamo in ogni momento, la respirazione)
un lavoro sullo stare sulla scena.



Homós
apologia dell’enantíos
odissea dell’immobilità / Come Conigli
ideazione e regia Paola Bianchi    
con tredici performers 

Homós (greco)  uguale
Enantíos (greco)  opposto
La rappresentazione dell’uguale in difesa dell’opposto. Si manifesta l’uguale per esaltare la singolarità dell’opposto.

Homós è il momento di incontro dei due progetti che Paola Bianchi sta sviluppando dal 2004, “Odissea dell’immobilità” e “Come Conigli”.
Dal progetto di creazione a tappe Odissea dell’immobilità nacque l’idea di sviluppare un lavoro intorno alla clonazione, ma indagando in questo delicato ambito sono arrivata ad alcune conclusioni:
- la clonazione è la riproduzione di un essere con le stesse fattezze fisiche, esteriori, ma non di carattere, di pensiero
- l’omologazione è la produzione/costruzione di esseri umani con gli stessi desideri, gli stessi pensieri, gli stessi interessi, gli stessi gusti. Clonazione culturale.
- la clonazione non è legale
- l’omologazione è più che legale: è alimentata dal potere, il potere economico che ha sostituito da tempo il potere politico. L’omologazione è la conseguenza nefasta della globalizzazione selvaggia e in qualche modo ne è anche la causa.
Dal progetto Come Conigli nasce invece l’idea della ripetizione seriale e numerica delle azioni, l’uso dello spazio in cui si svolgerà la performance, il numero dei performers.

Siamo noi ormai incapaci a lasciar fluire le energie e i desideri, o siamo manovrati inconsapevolmente?
O meglio, vogliamo essere manovrati per incapacitá, o lasciamo che ció accada senza la minima consapevolezza?



Corpus Hominis
ideazione e coreografia Paola Bianchi
in scena Alessandro Bedosti, Matteo Garattoni, Piero Leccese
musiche originali Fabio Barovero
disegno luci Fabio Sajiz
organizzazione Chiara Gallazzi
relazioni e ufficio stampa Francesca Divano
una produzione Agar, Torinodanza, Regione Piemonte
in coproduzione con drodesera>centrale Fies
in collaborazione con Città di Ebla
si ringrazia Cango Cantieri Goldonetta, l’arboreto, Raum, Blusuolo centro arti performative,
Cristina Riccati, Silvia Parlagreco, Ivan Fantini
















Rappresentiamo il tempo della ragione minima e della distruzione massima.
      Ulrich Beck

Il lavoro parte da una riflessione sul corpo come luogo in cui si inscrivono i rapporti di dominio e di subordinazione. Non rivelerò il potere. Rivelerò la vittima, vittima di se stessa, di quel self care che è la cura ossessiva, quotidiana: il corpo.

corpi, soli, spettatori del mondo
corpi senza corpo
WILL YOU HELP ME?
corpi dissociati in organi, materia fisiologica relativamente passiva
corpi medicalizzati
corpi che scompaiono, che si disfanno per vibrazione
PRIMA FUGA
corpi misurati ed esibiti, ordinati e puliti nella bellezza del loro apparire
corpi celebrati
corpi sottoposti al tempo dell’esercitazione, della preparazione, della civilizzazione, dell’educazione, della conversione. corpi addestrati, disciplinati, flessibili, plasmabili.
corpi docili. superfici di scrittura, marchiati dal testo della legge
SECONDA FUGA
corpi puniti, uniformati, corretti, colonizzati, omologati
corpi massificati nella solitudine
corpi in-formati, regolati
morte cerebrale come criterio necessario e sufficiente alla diagnosi di morte dell’individuo
egemonia dell’encefalo
corpi come “cose”, corpi catatonici
corpi plastici, corpi-merce
“tutto potrebbe essere diverso, ma quasi nulla io posso modificare”
LA RESA NECESSARIA
angeli che cadono all’inferno, dannati che scendono agli inferi
vittima/carnefice - i ruoli si confondono
intimità pubblicamente esibita e quindi negata
corpi materiali che rimangono
invalidi della civilizzazione
NULLA
STASI
In una società definita somatic society tecnologie epistemologiche, etiche ed estetiche disciplinano, adornano, puniscono, celebrano il corpo.
Ogni società parla di corpi, li plasma, li orienta, li segna, li riduce a ragione.
STILI DELLA CARNE



Odissea dell’immobilità
progetto di creazione a tappe

Il viaggio stanziale. La fuga che non trova la via. Moto in luogo, l’energia si genera, si alimenta e sfocia all’interno. Perfetto/imperfetto. Contraddizione dell’ossimoro.

Lo spunto per il progetto è il testo “La Trilogia della città di K” di Agota Kristof, ma la mia indagine si è spinta oltre il testo, individuando così alcuni temi di interesse:
gemellarità simbiotica/coppia eccellente/indivisibilità del doppio/equilibrio precario
gemellarità siamese/freaks/occhio spia
divisione/separazione
moltiplicazione/clonazione/omologazione
criptofasia
esercizi di irrobustimento psicologico attraverso il lavoro fisico/ripetizione/perfezione/superamento del limite



Chrónoshomo
odissea dell’immobilità # 4
esercizi personali in pubblica visione

di Paola Bianchi
con Alessandro Bedosti, Matteo Bologna, Matteo Garattoni
organizzazione Chiara Gallazzi
produzione Agar, Torinodanza, Drodesera>Centrale Fies















Chrónoshomo, il tempo della macchina uomo.
il corpo come macchina in costrizione.
laboratorio anatomico. il corpo si misura con se stesso.
non c’è volontà di espressione, di comunicazione.
la forza lavoro del corpo danza nell’immobilità, nella variazione di tensione, nella lentezza forzata, nella ripetizione incessante.
ricerca della perfezione nell’imperfezione del corpo.
esposizione dello studio, di un allenamento quotidiano, del lavoro fisico personale, singolo.

Della parola chrónoshomo, greca e latina insieme, mi diverte l’assonanza con cromosoma, il luogo in cui hanno sede i geni portatori dei caratteri ereditari, così come in questi esercizi ha origine il mio studio sul corpo, una sorta di mappa genetica del movimento.

Chrónoshomo è la quarta tappa del progetto Odissea dell’immobilità, liberamente ispirato alla “Trilogia della città di K” di Agota Kristof.



Kytos
in potere
odissea dell’immobilità # 3

di e con Paola Bianchi
creazione sonora Alessandro Bartolucci, Paola Bianchi
tecnico di scena Francesco Nistri
realizzazione scenografia Renato Ostorero
sguardo esterno Katjuscia Fantini
organizzazione Francesca Divano
produzione Agar, Festival Crisalide, l’arboreto di Mondaino, Città di Ebla
si ringrazia Controluce, Yann Gioria, Francesco Renzi


# 3
Kytos  cellula
in potere  traduzione dall’antica locuzione di origine germanica “à bandon”, da cui deriva il francese “abandonner”, da cui a sua volta deriva l’italiano “abbandonare”.

Divisione/separazione/abbandono/distacco

Ora sono come tutti: unico, inequivocabilmente unico, unico e solo, solo come tutti voi.
Mauro Covacich - Anomalie

L’inutilità del singolo escluso dal rapporto con l’esterno.
Campo d’azione ridotto, limitato.
Cellula separata, isolata, sparigliata. Ostaggio di se stessa. Terreno di coltura da solitudine. Riemersione nella sporcizia da solitudine.
Non senso dell’esposizione.
Alienazione ed estraneità per uno spazio conosciuto. Il luogo in cui accade tutto, niente.
Protezione/esposizione. Stallo/moto.
Azione/vuoto.

Due mezze gabbie.
Due metà separate presuppongono un’unità.
Due metà gemelle presuppongono un’identità.
Non c’è unità.
Non c’è identità.
Kytos segue una linea che punta verso il nulla, verso la spersonalizzazione per inutilità.
Impossibilità di scambio: la figura è azione o occhi, spettacolo o spettatore.
La sua è una lenta progressione verso lo sguardo, verso l’attesa, una camminata diretta alla rinuncia dell’azione.
L’unione delle due metà non risolverebbe il suo status.
Irrimediabilmente una, nella metà e nell’intero.
Essere “libero”: sentimento spaventoso ed eccitante al tempo stesso.
Pianto e misura. Riso e disordine.



MONOCORE
odissea dell’immobilità #1
ideazione e coreografia Paola Bianchi    
in scena Paola Chiama, Paola Bianchi    
creazione sonora Yann Gioria    
disegno luci Daniel Demont    
realizzazione scenografia Renato Ostorero   
produzione TorinoDanza, Perceuse Productions, Arsenic, Agar
in collaborazione con Blusuolo, Santarcangelo dei Teatri
si ringrazia Luca Scarlini, Mauro Genugu, Katjuscia Fantini, Cédric Bach – Grand Garage du Nord,
Ivan Fantini















Monocoriale - si dice di ciascuno dei gemelli avvolti da una membrana coriale unica (membrana interna alla placenta).
Monocore - un solo cuore.
Una gabbia. All’interno della gabbia due esseri viventi. Due in uno. Un mondo bifronte, dialogico, duale. Costrizione d’insieme. Un’ingombrante anomalia umana.
Un vigilambulo affetto da eccesso di presenza. Isteria interna. La passeggiata del sonnambulo allo stato di veglia. Realtà isterica di due in uno.
L’equilibrio è la loro salvezza necessaria.

scrittura bustrofedica
il luogo è un campo operativo
forza di accoppiamento / forza di separazione
non c’è inizio né fine.
energia centripeta.
I want to change my shape
I feel like an accident

Si nasce soli e si muore soli
perché noi no?

Disperazione e angoscia si mescolano alla bestemmia, al riso, allo sberleffo, al ridicolo stesso. Depravazione, morbosità dello sguardo.
Occhio/spia.
Attrazione sensoriale partecipe. Riluttanti ma affascinati.
Pornografia dello sguardo

Per Baudelaire, nessuna bellezza sarebbe possibile senza l’intervento di qualcosa di accidentale. Sarà bello solo ciò che suggerisce l’esistenza di un ordine ideale, ultraterreno, armonioso, logico, ma che, contemporaneamente, possiede, come la tara del peccato originale, la goccia di veleno, il briciolo di incoerenza, il granello di sabbia che permette di prevedere tutto il sistema.



morto un poeta, se ne fa un altro
di Paola Bianchi e Ivan Fantini
con Paola Bianchi e Katjuscia Fantini
artifici gastronomici Ivan Fantini
selezione vini Stefano Prioli G.A.&V.
parole e canzoni Piero Ciampi
luci Loredana Oddone
riprese video Paola Bianchi, Paolo Mantelli
elaborazione e montaggio video adius
grazie a Circolo Culturale Piero Ciampi – Senigallia

“E’ un genio, però è pazzo. E’ un infelice... Morirà presto. Non sa vivere. Non sa afferrare l’attimo. E’ alcolizzato. E’ un bastardo. E’ un figlio di puttana. E’ un egoista. E’ un cagacazzo. E’ inaffidabile. E’ pericoloso. E’ un pagliaccio. E’ un artista, ma peccato... E’ un peccato. E’ come vorrei essere, ma non ho voglia di diventare, perché la paura mi fotte... E’ un giornale di ieri... E’...”

Di Piero Ciampi si disse tutto e niente. Si disse che le sue non erano canzoni, che non erano poesia. Canzone e poesia. Né l’una né l’altra. Una terza via, non comune, altra. Essere qui, per noi, le nostre mani, i nostri artifici tesi a rendere in un altro modo “terza” quella via. Mangiare, bere, vedere, annusare, sentire il poeta. Foglietti volanti, gesti che vogliono perdersi.

Il 19 gennaio 1980 chiese un fiore e un bicchiere di vino fresco e andò a cenare sulle stelle.



diciassette per una nubile senza candele
di paola bianchi e ivan fantini
con paola chiama, silvia parlagreco, paola bianchi, ivan fantini
musiche AA.VV.
elaborazione suono paolo pollo rodighiero
illustrazioni katjuscia fantini
coproduzione Assessorato alla Cultura del Comune di Fidenza, G.A.&V., Agar, Adius

il rituale convulso, lacerato e consegnato, di un frammento infinito mai remoto, incarna l’attualità del difetto - fisico - umorale - tattile - come provocazione allo stupore, intensa percezione di imbarazzi, agente destabilizzante mai mostrato, evidenziato, sbandierato, piuttosto in senso edonistico, un atteggiamento etico motivato dalla ricerca e dall’esaltazione del piacere, offrendo preziosi indizi descrittivi e pittorici per diventare invenzione, poesia, movimento, attraverso un barometro di espressioni personali e collettive, metafore sociali e politiche, ... cultura.

Non siete qui per il vostro piacere, al posto Signori

ingresso lento / processione di sguardi / primo piano sulle scarpe / rosse / zampe da pollaio / trasparenze volontarie sotto la luce delle candele / questo corridoio è sempre uguale /
pensa alle ore passate / perse / lei, pensa ai giorni di clausura volontaria /
per rifiuto esterno / dall’esterno / dell’esterno /
la sua mano da coprire / la vergogna di essere / senza / lei pensa /
è che forse non ho mai amato questo corpo / e ora lui non risponde al desiderio /
sta - fermo / come un macigno trascinato nella nebbia /
ma il corridoio è sempre uguale / e si ripete come ossessione di parole non dette /
adesso non è chiaro se è lei che pensa o è una voce fuori campo che regala parole alla sua immagine / sottotitoli beffardi /
i fiori sono troppo lontani per essere sfiorati /
deve stare / e ancora non ha capito se vuole o deve / si ripete - si riveste /
la sua esposizione muore ogni sera / spegne la luce e non sa se stare ancora /
per non cadere nel buio / per restare a guardare / dall’alto /
per essere come è stato deciso / per dichiarare di aver deciso / non c’è più tempo /
la scena si svolge da un’altra parte / la sua immagine cambia /
il suo corpo è quello che non è più /
ma la menzogna della finzione non può svanire con la luce /
allora riparte la voce, quella fuori campo, pensa / ma nessuno le crede /
è sempre lei che parla / le parole a volte possono strappare la carne /
ma qui nessuno parla di morte / e le ferite si cicatrizzano per dimenticanza /
la donna che ossessiona la visione cambia aspetto / le assomiglia / è sempre lei /
non vi regalerò un minuto di più / non vi ruberò uno sguardo prolungato /
sentire la mia voce e non riconoscerla potrebbe deformare la percezione / lei pensa, /
tornerò santificata, sputtanata, svergognata e immolata /
per salvare la faccia dei miei padri che non si voltano mai.



in bianco
volo nuziale senza ali
icona per forza  Paola Bianchi
elaborazione suono  Roberto Cecchetto
scenografia  Valeria Di Munno, Cristina Gallo Bruno, Erica Moscon, Sandra Pavic, Oscar Racca, Paola Silvestro, Elisa Stroppiana - Accademia Albertina Belle Arti,To Corso Scenografia E.Ajani & G.Costagliola

      Sei solo? hai freddo? sai fino a che punto l’uomo è “te stesso”? imbecille? nudo?
                                                                   Georges Bataille

Esposizione. nuda immobilità del ricordo. la certezza del non più. un viaggio a ritroso nella storia, la stessa, quella che si ripete. non c’è cosa che vada a segno senza prima aver toccato il fondo. lei resta. immobile. aspetta. chi attende finisce per consegnarsi a una verità odiosa: se attende, è perché egli stesso è l’attesa. l’uomo è l’attesa. di non si sa cosa. allora vai, abbandona il reliquiario, la macelleria dei ricordi, dei non più. esibisci le ali rotte

I DON’T LIKE HIM, LET’S KILL HIM

di chi parli? per chi batte il cuore che nascondi? icona del senso contrario. le azioni si infrangono in cadute fin troppo previste. spennata come un pollo, in segno contrario al volo nuziale. piccole morti distorte da tentativi trattenuti.
you have an erection  e lo spazio ne è pieno. sventura delle sventure. ma chi ha detto che le due immagini più comuni sono la croce e il cazzo? la vuoi silente e vestita? madonna musulmana incoronata regina nel cassetto del tuo comodino da notte?

THAT’S ALL FOLKS!!



Triptychos
di Paola Bianchi
assistenza Paola Chiama
luci Paolo Pollo Rodighiero
scelta musicale Lucio Spaziante

produzione
Il Mutamento ZC di cultura globale, Montenegrian Mobile art, Agar

Inter faeces et urinas nascimur
 S. Agostino

Quella di Francis Bacon è forse la pittura più inquietante del nostro secolo. Pittura oscena, pittura che scava dentro i volti e le figure umane attraverso la deformazione cercandone l’essenza. Anatomia dell’anima. Distorsione. Variazione. Il pennello di Bacon si insinua con gesto brutale dentro i corpi per estrarne il nascosto. Carne. Macello. Carne macellata sulla tela. Pornografia dell’anima.

All’opera pittorica di Francis Bacon e in particolare ai suoi numerosi trittici, alla rara solitudine che contraddistingue le figure che li abitano, si ispira Triptychos. Esposizione di un lavoro partito dalle coste del Montenegro nel giugno 2000 per raggiungere poi il festival di Santarcangelo, Triptychos nasce da un workshop. Dai partecipanti non cerco la perfezione tecnica, cerco corpi in grado di ascoltare e ascoltarsi, digerire e elaborare le immagini che il mio studio su Francis Bacon ha prodotto: sovrapposizione di figure ai corpi umani, intima solitudine, ricerca continua di un’animalità interna insita nei nostri movimenti. Triptychos  nasce ogni volta diverso perché i protagonisti cambiano e quindi il modo di vivere e interpretare i miei impulsi varia. Un work in progress nomade, un’esposizione itinerante che vedrà di volta in volta protagonisti e luoghi diversi. Luoghi non teatrali, per scelta, perché non si tratta di teatro, ma come in un atelier, come in una galleria d’arte, lo spettatore troverà situazioni solitarie esposte, mai rappresentate. E allora il mio ruolo non sarà quello di coreografa ma di coordinatrice delle situazioni che via via scaturiranno dalle mie proposte, dalle mie suggestioni, regista di situazioni. L’esposizione stessa sarà il laboratorio. Uno ‘studio’, sì, ma non in senso teatrale bensì come viene inteso nell’arte figurativa: il primo studio di un quadro, una fase di lavoro in superficie e non superficiale.



FIGURA UMANA
teatri anatomici di Francis Bacon
ideazione e coreografia Paola Bianchi
in scena Paola Chiama, Paola Bianchi
luci Paolo Pollo Rodighiero
scelta musicale Lucio Spaziante
produzione Il Mutamento ZC di cultura globale, Montenegrian Mobile art, Agar
con la collaborazione di  Santarcangelo dei Teatri















I Tiresias, though blind throbbing between two lives, old man with wrinkled female breasts...
T.S. Eliot   The Waste Land

solo, abbandonato in spazi vuoti e perversi, il corpo. vittima e carnefice. prigioniero e secondino. immobile in una fuga senza fine. carne macellata dall’interno. carcassa crocifissa, inchiodata. “Il fetore del sangue umano mi sorride” gridano le furie di Eschilo.
FLESH        MEAT
e allora, qual è l’orifizio da cui può fuggire il corpo? buco aperto. grido silenzioso. la forza penetrante del sesso maschile contro la potenza divorante del sesso femminile.
POSTURE DI EMERGENZA
ha inizio una battaglia interna, una guerra persa in partenza, combattuta ad armi pari tra la staticità e il moto, giocata per necessità di sopravvivenza, per desiderio frustrato, con accecante brutalità.



FreaK
icona vivente  Paola Bianchi
icone video  Paola Chiama, Paola Bianchi
video  Elena Pachner Sarno
scelta immagini  Paola Bianchi, Rosie Dileo
montaggio  Maurizio Bonino
luci e suono  Paolo Pollo Rodighiero
si ringrazia il Laboratorio Audiovisivi della Facoltà di Architettura di Torino

Ho sentito sul mio corpo prima di addormentarmi il peso dei miei pugni all'estremità delle braccia leggere.
              Franz Kafka

L'icona danza. È la sua danza marcia che continua e corre. Estas son mis venas. L'anima del rosso resta sospesa tra la carne e il cielo, tra la terra fertile e il sangue rappreso come una ferita aperta che non sanguina. Una corda che non si rompe. Esto es mi cuerpo. Elastico teso tra il corpo e l'immagine morta. Un "già fatto" che si ripete vivo, carnale, autentico e finto come solo il teatro sa essere. Dove finisce la finzione? Silenzio. Un corpo ferito, esposizione di un corpo in intima deformazione, un'icona vivente, mortale, antitesi. L'icona danza. Mostra. I suoi mostri.
È troppo peso, troppo scuro? FreaK, be free.

FreaK  è la seconda tappa di un percorso maturato intorno alla pittrice messicana Frida Kahlo, dopo FK.
FreaK, performance, azione in cui immagini video e movimento si compenetrano; il video diventa ora occhio indiscreto teso a spiare dettagli, ora ausilio e sdoppiamento interpretativo.



FK
ideazione e coreografia Paola Bianchi
in scena Paola Chiama, Paola Bianchi
voce Virginia Levy Abulafia
luci Paolo Pollo Rodighiero
costumi Roberta Vacchetta, Elena Gaudio
elaborazione suono Nicola Zonca
musiche tradizionali messicane

si ringrazia
Teatro di Leo - Spazio della memoria, Teatro Dada di Castelfranco Emilia, Teatro Comunale di Cagli.

Chiunque abbia costruito un nuovo paradiso ne ha trovato la forza solo nel proprio inferno
F. Nietzsche

Ispirato alla pittrice messicana Frida Kahlo, FK non è il racconto della sua vita o la traduzione teatrale dei suoi quadri, ma uno sguardo in profondità sui suoi desideri, le sue paure, l’eterna ambivalenza tra esaltazione per la vita e fascinazione per la morte, maternità negata e desiderio di procreazione. La sua pittura racconta la storia di un corpo che si esibisce, trasmettendo uno stato di angoscia e di eccitazione. Espone il suo corpo alla maniera di un martire dell’iconografia religiosa cristiana. Pittura di un corpo, pittura di esibizionismo: non è forse vero che il corpo è qui per essere esposto? Se no, perché scrivere, dipingere o danzare? Il desiderio di essere visto, di essere guardato, è tanto primitivo quanto il desiderio di vivere.

Il corpo che si esibisce, che si espone. FK. Frida Kahlo.

Mi sono avvicinata alla pittrice messicana per l'inquietudine che i suoi quadri mi rovesciano addosso: il volto impassibile alla maniera dei martiri dell'iconografia cristiana - i colori vivi e le strane forme legate al Messico - il contrasto - il volto sofferente perchè percorso da lacrime, mai maschera tragica, orgoglioso - l'esposizione senza compromessi del proprio corpo straziato, ferito, mutilato - una continua provocazione - una sorta di masochismo necessario. L'incontro tra la danza - sinonimo di forza, potenza muscolare, leggerezza, gesto ampio - e il corpo in costrizione, con difficoltà motorie, l'attrito tra il desiderio di muoversi e l'impossibilità di farlo, mi hanno attirato come una calamita.
FK - gli opposti - impossibilità/possibilità - desiderio/realizzazione - maternità negata/risolta - due donne in scena: una l'opposto dell'altra.



FLATUS, un canto da
coreografia Paola Bianchi
drammaturgia Giovanna Fiorenza
musiche originali eseguite dal vivo Ezio Bosso
in scena Paola Chiama, Paola Bianchi
costumi Osvaldo Montalbano
luci Paolo Pollo Rodighiero

il dramma di un corpo, la sua presenza
flatus, un canto
corpi
esserci state è il loro destino
    potevano sottrarsi a quel destino?
una condizione obbligata, subita
    colpevole?
gli altri
noi che ci laviamo con l’acqua degli occhi
ci ricomponiamo battendo le mani
noi non meno colpevoli di quelli

Lager, carceri, manicomi. Testimonianze diverse, ma simili nella loro tragica essenza. Il lavoro è cominciato così, interiorizzando racconti e immagini.
La drammaturgia: narrazione lineare. Notte, interno di una stanza, una branda e una goccia che cade regolare, persistente. Due donne, i loro incubi, le paure, il momento della tortura, l’attesa, il soccorso, il gioco; e ancora tortura, attesa, soccorso, fino alla speranza in quel grido più forte e risoluto che impedisca di soffocare.
Ma poi ci siamo allontanati dal realismo del racconto per scoprirne l’anima e cercare di tradurre in teatro le emozioni.
E lavorando ci siamo resi conto che i linguaggi diversi si compenetravano in un’unica partitura per quattro strumenti: due corpi, un contrabbasso e una luce; allora non più musica creata per accompagnare il movimento, gesto nato dal suono, luce per colorare i corpi, ma una costruzione compositiva in cui l’interazione degli strumenti è totale nel donare e raccontare l’emozione.